lunedì 30 novembre 2009

Coltivare canapa tessile


E’ già da qualche anno che in Italia si è ripreso a coltivare la canapa tessile che è diversa dalla canapa indiana per un minore contenuto di Thc.
In passato il nostro Paese era uno tra i più apprezzati produttori e oggi se ne sono riscoperte le sue virtù: può essere impiegata non solo nel tessile dove è apprezzata per le fibre morbide e soffici dalle proprietà antiallergiche e antibatteriche, ma è anche una base per biocarburanti, farmaci, cosmetici, biomassa e rinforzo nel cemento armato per costruzioni antisismiche. La sua resa è interessante: 15 tonnellate di secco per ettaro.

La canapa non necessita per la sua crescita di grosse quantità di acqua, né di diserbanti, anche gli scarti della lavorazione sono riutilizzabili e può essere piantata in terreni da bonificare. Dunque per ogni altra informazione in merito all’acquisto delle sementi, a corsi di formazione che insegnano come avviare l’attività di canapicoltore e per ogni altra informazione di tipo gratuito ci si può rivolgere al Sig. Giraudo Felice di Assocanapa, l’associazione dei produttori di canapa che ha anche sedi in alcune regioni italiane.

mercoledì 25 novembre 2009

Sull'acqua...NESSUNA RESA!



riceviamo e volentieri pubblichiamo questo volantino di Forza Nuova Latina.


Abbiamo simbolicamente chiuso le porte di Acqualatina con nastro bicolore per rivendicare il diritto del popolo pontino sulla proprietà dell'Acqua, a chi minaccia di chiudere i rubinetti dell'acqua noi chiudiamo le porte in faccia, L'Acqua non appartiene a enti, istituzioni, comuni, municipalizzate o privati ma è un bene comune che appartiene all'Uomo. Forza Nuova vigilerà con tutte le proprie forze affinchè il diritto
sull'acqua non venga calpestato.

domenica 22 novembre 2009

Ecobank: la raccolta differenziata che conviene


In occasione di Ecomondo 2009, è stato presentato Ecobank, un “innovativo” sistema per la raccolta differenziata di bottiglie di plastica, lattine e acciaio.
Realizzato da EPT Engineering & Consulting SpA e Tradingenia SRL, entrambre aziende di Bolzano, l’Ecobank si trova al momento installato solo nella regione Piemonte, nelle città di Alessandria e Valenza. Si tratta di un sistema evoluto che raccoglie e differenzia per composizione e colore, bottiglie di plastica vuote, non schiacciate e provviste di etichetta e lattine, anche queste vuote e non schiacciate di alluminio e acciaio.
Come compenso si riceveranno dei buoni sconto in base al numero di oggetti inseriti da spendere in negozi e supermercati convenzionati della zona. Sarà anche disponibile una card magnetica per accumulare il credito e spenderlo successivamente. Il sistema, sperimentato già nello scorso trimestre, ha dato importanti risultati con la raccolta di oltre 500.000 imballaggi. Tutto questo oltre a soddisfare il cliente ed abituarlo a differenziare i rifiuti, agevola ed abbatte notevolmente i costi della raccolta da parte dell’azienda che se ne occupa, visto che il materiale viene da subito differenziato e compattato per tipologia in contenitori interrati.
Iniziative come Ecobank sono la norma in altri paesi europei dove è già utilizzato da parecchio tempo e con una soddisfazione maggiore da parte del cliente. Ecobank per pezzo inserito regala un buono pari a 2 centesimi contro i 25 centesimi di Berlino. Sicuramente una buona iniziativa da estendere a più città e nei grossi centri commerciali, ma visto il notevole guadagno di chi recupera il materiale riciclato la cifra del bonus regalato dovrebbe alzarsi di una buona percentuale.
I clienti raddoppierebbero, le tasche dell’azienda sarebbero comunque piene e ci sarebbe un enorme riduzione della quantità di plastica e alluminio in giro per le città.

sabato 21 novembre 2009

Forza Nuova sul caso "acqua"




Mentre in Italia il Governo ha nuovamente decretato l'inserimento della gestione dei nostri acquedotti tra i servizi pubblici da mettere sul mercato per consentire una “autentica libera concorrenza” (cosa che, di fatto, equivale a voler considerare il diritto all'acqua come al semplice bisogno di una merce/servizio “qualunque” ...), nella Francia del liberista Sarkozy accade l'impensabile: il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha annunciato che la municipalità non rinnoverà i suoi contratti con le aziende.
Colpo duro per tutti i cittadini Italiani, visto che dal momento in cui si avrà la privatizzazione, il bene “comune”,cioè l’acqua, avrà un incremento inevitabile di prezzo viste le speculazioni che hanno come esempio quello del comune Parigino.
Impensabile fino a poco tempo fa che un governo apparentemente vicino ai bisogni dei cittadini, gli facesse pagare il bene primario.

Forza Nuova già in passato aveva sollevato il problema e come veggenti all’ora avevamo predetto il fatto: quello che è nostro non è “pubblico”, ma bensì comune; allora come fa uno Stato a privatizzare un bene comune,cioè di tutti?
Noi la sappiamo bene la motivazione per la quale il bene verrà privatizzato: mettere a sedere in qualche poltrona di controllo questo o quel appartenente ad un partito politico che se ne frega del benessere dei cittadini ma che ha a cuore solo il proprio portafoglio,accumulando stipendi, poltrone ed errori che andranno a gravare sulle tasche dei cittadini ( un triste esempio GAIA e Alitalia docet). Forza Nuova con le sue prossime iniziative inerenti il caso acqua, raccolta firme e presidi in citta’, vuole confermarsi come unica vera forza sociale che sta dalla parte dei cittadini e dei loro bisogni, mentre il resto dei partiti vuole solo occupare più poltrone possibili nei posti chiave dei bisogni umani.

cordiali saluti,Daniele Rifredi

giovedì 19 novembre 2009

ANCHE LA COLDIRETTI CONTRO LA FAO

Riceviamo e pubblichiamo questo post.


FAO: Coldiretti, razziati 15 mln di ettari




L'aumento dei "furti" di terre ai danni dei Paesi poveri, con quindici milioni di ettari di campi
coltivati ceduti praticamente gratis o in cambio di vaghe promesse, è una nuova forma di colonialismo che deve essere fermata. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare l'annuncio della Fao sul nuovo codice di condotta per rendere meno pesante nei confronti delle povere comunita' rurali il fenomeno cosiddetto del "land grabbing", ovvero l'accaparramento di terreni agricoli da parte delle multinazionali straniere e fondi di investimento che, secondo gli esperti, muove un giro d'affari di 100 miliardi di euro.

Le oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli mondiali e le restrizioni alle esportazioni da parte di alcune nazioni, hanno accelerato - sottolinea la Coldiretti - la tendenza agli acquisti dei terreni nei Paesi in via di sviluppo da parte di molti Paesi, in particolare di quelli arabi e della Cina, Siamo di fronte ad un salto di qualità nella speculazione finanziaria internazionale che - afferma la Coldiretti - dopo aver "giocato" in borsa senza regole sulle materie prime agricole si è rivolta direttamente alla compravendita di terreni, sottraendo così una risorsa determinante per lo sviluppo dei Paesi poveri.

Il termine di "neo-colonialismo" ben si addice a questo tipo di attività che, oltre ai terreni agricoli, portano all'acquisto anche delle risorse idriche per produrre beni alimentari. Nonostante gli effetti negativi, ci sono molti Paesi in via di Sviluppo che cercano di attrarre questi investimenti perché pensano di ricavarne benefici in termini di sviluppo, con l'ingresso di nuove tecnologie, l'aumento dell'occupazione, la realizzazione di infrastrutture.

In realtà i Paesi ricchi - rileva Coldiretti - utilizzano i campi per coltivare prodotti da destinare al proprio consumo interno, senza lasciare nulla o quasi sul posto, con il rischio che le popolazioni povere perdano la possibilità di accedere a risorse come il cibo e l'acqua. Il tutto stipulando contratti per accaparrarsi la terra che, secondo il rapporto Onu, sono sorprendentemente semplici e sintetici rispetto alla reale portata dalla transazione.

Il boom di acquisti di terreni agricoli nei Paesi poveri da parte di investitori esteri interessati alla produzione di alimenti da destinare alle proprie necessità - conclude la Coldiretti - è una nuova pericolosa forma di colonizzazione che va fermata. La sottrazione delle terre alle popolazioni locali ha preoccupanti conseguenze sulle popolazioni locali se si considera che i tre quarti delle persone che nel mondo soffrono la fame vivono nelle campagne.

martedì 17 novembre 2009

L'AIAB si scaglia contro la Nestlè


Roma, l'AIAB al controvertice Fao: "La Nestlé? una multinazionale arrogante"

Andrea Ferrante è presidente dell’AIAB - Associazione Italiana Agricoltura Biologica - e in queste ore, mentre si sta svolgendo il vertice Fao a Roma, va giù duro contro le multinazionali dell’alimentazione e in special modo contro la Nestlè.
AIAB è al controvertice Fao, dove i protagonisti non sono i politici ma i piccoli contadini che con l’agricoltura sostenibile e biologica contribuiscono alla lotta alla fame e alla tutela ambientale. Ferrante ha inviato ai media un comunicato a proposito della dichiarazione fatta da Peter Brabecke-Letmathe,presidente della Nestlè, a proposito dell’incontro del 12 novembre tra la multinazionale e la Fao in cui ha detto: "E’ sconfortante vedere con che semplicità un gruppo di benintenzionati e ben nutriti attivisti possa decidere sulle nuove tecnologie a scapito di chi sta morendo di fame."
Andrea Ferrante, in un comunicato stampa commenta così:
“La Nestlé dimostra ancora una volta la sua arroganza riguardo al problema della fame nel mondo. La Nestlé è uno degli attori principali del deprezzamento dei prodotti agricoli fatti dai contadini, e dunque uno dei responsabili dell’impossibilità dei produttori del Sud del mondo di commercializzare i loro prodotti sul mercato locale. Valga un esempio su tutti: il caso del latte in polvere venduto dalla multinazionale nei paesi in via di sviluppo. La multinazionale alimentare si permette di offendere le organizzazioni contadine di tutto il mondo che sono riunite in questi giorni a Roma per il Forum parallelo della società civile - Sovranità alimentare dei popoli ora! Ma in questo modo, la Nestlé dimostra ancora una volta l’incapacità totale di comprendere come il suo modello di produzione, che contribuisce a un sistema responsabile di obesità e cattiva alimentazione, sia anche un pezzo importante della cause dei cambiamenti climatici, della povertà e della fame nel mondo.

Ricordiamo infine i tanti movimenti che quotidianamente lottano contro la Nèstlè ma che non possono usufruire di alcuno spazio sui mezzi d'informazione.

lunedì 16 novembre 2009

OGGI IL VERTICE DELLA FAO A ROMA




Vertice FAO,un'invito ai Governi a finanziare di più o effettivo impegno a combattere la più grande vergogna dell'umanità?

Dalle esperienze passate e tenuto conto dei risultati ottenuti dal 1945 ad oggi,si evince che l'interesse,più che di attuare politiche agricole rivolte a rendere autonomi,almeno per quel poco che si può,i Paesi in difficoltà,tende inesorabilmente ad accumulare fondi che,probabilmente, serviranno più a finanziare le cene ed i grandi incontri dei vertici della FAO (con tutti gli sfarzi annessi) che a creare una qualsivoglia realtà atta a produrre un qualsiasi genere di "ricchezza" per quei Paesi che dicono di voler aiutare.
Preso atto di ciò,e del fatto che ogni anno continuano a morire di fame 30.000.000 di persone con altre centinaia di migliaia che soffrono di patologie dovute alla malnutrizione (dati che restano presssochè immutati anno dopo anno),non possiamo non giudicare vergognoso il comportamento dei governi membri della FAO,i quali permettono,ancora oggi e su un pianeta le cui risorse alimentari potrebbero tranquillamente sfamare almeno il doppio della popolazione mondiale,il pepetrarsi di un simile scempio.
Infine poniamo loro una domanda:
MA LA NOTTE,RIUSCITE A DORMIRE TRANQUILLI?