sabato 29 gennaio 2011

3 DONNE E UNA TESTA D'AGLIO...

 Pubblico questa nota di Emanuele Lopes spinto dal ricordo del mercato coperto del mio paese che anni fa è stato demolito per far posto ad una piazzetta intitolata a Giovanni Palatucci.
Chissà se un giorno si potrà ricostruirlo e dare così il giusto valore al lavoro delle piccole aziende agricole,senza contare poi la possibilità di vendere beni alimentari in un ambiente igienicamente sano piuttosto che per strada.


...E IL MERCATO E' SUBITO FATTO!
Il titolo riporta un noto proverbio attraverso cui possiamo sintetizzare il concetto base di mercato: “un luogo di vendita di prodotti artigianali”, non un moderno supermercato, bensì un familiare luogo di ritrovo in cui il cliente può instaurare un rapporto di fiducia con l’agricoltore, che si reca dalla fattoria al mercato coi suoi prodotti freschi e genuini.

I primi mercati risalgono all’epoca Greca, Etrusca e Romana ed in seguito sono nati anche nel Medioevo come dei veri luoghi di competizione, in cui i commercianti realizzavano col massimo impegno i propri prodotti d’artigianato o caricavano il proprio mezzo di trasporto coi migliori frutti della loro terra. Oggi in Italia i mercati coperti stanno scomparendo, poiché le persone preferiscono fare un salto al supermercato che offre i prodotti a prezzi contenutissimi, poiché in scadenza o rimanenze di magazzino. Nella Capitale sono presenti mercati coperti in quasi tutte le circoscrizioni.

A Ladispoli il mercato coperto è una solida realtà da anni e possiamo fare lo stesso discorso per il mercato ittico di Civitavecchia. A Bracciano nel 2008 venne inaugurata la Filiera Corta, ovvero il primo mercato dei contadini della città lacustre. In quanto a Cerveteri, i nostri concittadini anziani ricordano con piacere il mercato giornaliero, che oggi è impensabile ed anomala se si pensa al potenziale cerite: c’è un’altissima percentuale di agricoltori, che darebbe vita ad un mercato vasto e variegato.

Eppure sono fortemente convinto che il mercato coperto qui sarebbe un ottimo investimento per gli agricoltori e per i cittadini. Perché a Cerveteri regna la pigrizia? A volte sembra di vivere nel Medioevo… e allora perché non ricominciar proprio da lì e progettare e realizzare un mercato al coperto? Basta poco: tre donne ed una testa d’aglio…

La Lega della Terra sta lavorando ad un progetto concreto per gli agricoltori di Cerveteri. Gli interessati possono contattarci attraverso il sito www.ilfascioetrusco.org.



Emanuele Lopes,
Lega della Terra Cerveteri

venerdì 21 gennaio 2011

LA SORPRESA CINESE

PROVENIENZA ALIMENTI...E' LEGGE!


Ricordate l’allarme mucca pazza?
Si scatenò il panico tra tutti noi, agricoltori e consumatori: gli allevatori italiani automaticamente non hanno più goduto della fiducia dei consumatori che, dal canto loro, erano bersagliati dalla stampa che li metteva in guardia dall’acquistare carne di mucca.
Ed era solo il 2001.
Nel 2005 scoppiò lo stesso allarme a causa dell’aviaria, l’influenza che colpiva i polli. Stessa causa, stessa conseguenza: pochissimi italiani compravano carne di pollo e ciò aiutò l’aumento della crisi economica, soprattutto legata al mondo dell’agricoltura, che, come sappiamo, è una delle più importanti risorse della nostra Patria.
Inoltre, la mancanza di una legge ad hoc a tutela dei prodotti nostrani e l’informazione veicolata, hanno fatto il lavaggio del cervello agli italiani che, anche a causa della forte inflazione che da anni “governa” anche le spese legate ai beni di prima necessità, hanno reagito affidandosi a prodotti molto economici e di dubbia provenienza.
Basti pensare all’enorme offerta dei prodotti made in Italy “realizzati” in Cina ed esportati nel nostro Paese, un’offerta che cresce sempre più poiché, come si dice, il cibo te lo tira addosso!
Basta un’abbondante cena a prezzi stracciati in uno degli innumerevoli ristoranti cinesi sparsi in ogni angolo delle nostre città per far sì che gli italiani dimentichino, ad esempio, lo scandalo relativo ai latticini alla melammina.
Vero?
Non ricordate neanche i bambini morti a causa del latte cinese?
Secondo un’indagine Coldiretti, il 97% degli italiani vuole la sicurezza alimentare che gli spetta, vuole sapere cosa mangia, vuole che vengano indicati il luogo di allevamento e coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti che comprano. Ora tutto ciò è possibile. Dopo anni, in cui si stima una perdita addirittura di cinque miliardi, finalmente si può sapere da dove proviene ciò che mangiamo.
Invitiamo gli italiani a leggere sempre le etichette dei prodotti e consigliamo caldamente di non comprare cibi made in Italy dai cinesi: ne va della nostra salute, scusate se è poco!

Emanuele Lopes
Lega della Terra
cerveteri - via Santangelo n 40
www.ilfascioetrusco.org

lunedì 17 gennaio 2011

LA RIVOLTA DEL PANE.

Ed infine esplose la rivolta del pane.
Per ora nell'Africa mediterranea assai vicina però di sponda anche all'Italia e che dimostra come nel momento del tracollo socioeconomico che può investire improvvisamente i cittadini (soprattutto i giovani disoccupati), non per beni superflui del consumismo ma per la necessità primaria della sopravvivenza quotidiana, il sistema globale entra inevitabilmente in crisi e le conseguenze possono divenire effettivamente drammatiche.
Nessuno si può augurare di arrivare a simili estremi scenari ma quanto possiamo essere certi che ciò non accada anche nella cosiddetta opulenta società "occidentale" !!??
E' di questi giorni l'ennesimo monito del ministro economico italiano Tremonti riguardo ad una crisi che non solo é stata marginata ma che anzi si presenta ogni giorno di più con ancora più minacciosi lineamenti e dunque non siamo noi ad essere, purtroppo, delle "cassandre" ma al più dei grilli parlanti che risultano essere non più dei visionari ma realisti osservatori e critici di una situazione giunta al capolinea.
Ed ora verrebbe da mettersi a urlare ai quattro venti che avevamo ragione ma non é questo lo scopo per cui, generazione dopo generazione, non abbiamo chinato la testa ed abbassato lo sguardo da oltre sessanta anni; amiamo visceralmente la Nazione e la sua Comunità per evitare di cadere semplicemente nel nichilismo ed anzi ora ci sentiamo più forti che mai per rivendicare - pur non volendo restaurare velleitariamente esperienze consegnate alla Storia - la validità tutta attuale di una Weltanschauung che ha al suo interno anche ricette sociali ed economiche utili a trovare un valido compromesso tra mercato ed etica, tra bisogni e offerta, tra diritti e doveri.
Lo rivendichiamo per intero il diritto ambizioso di riformulare nuovamente il concetto di società organica e di proporre progetti comunitari di socialità ed identità; nel frattempo se mancherà il pane anche da noi saremo tra i primi "ad assaltare i forni" come avanguardia della rivolta popolare.

giovedì 13 gennaio 2011

Diossina pure nei maiali

Linea anno XIV numero 7

Germania: 330 allevamenti chiusi sui 4.400 inizialmente serrati in Sassonia

Per la prima volta in Germania è stata scoperta un’elevata percentuale di diossina nella carne di maiale. La scoperta è stata fatta in un allevamento della Bassa Sassonia. Il portavoce del ministero dell’agricoltura di Hannover, Gert Hahne, ha annunciato che centinaia di maiali dell’azienda sono stati già abbattuti. In un altro allevamento di suini dello stesso Land sarebbero stati riscontrati valori di diossina vicini a quelli limite. Il ministero ha aggiunto che attualmente sono 330 gli allevamenti chiusi sui 4.400 inizialmente serrati. E così l’allarme diossina sembra non arrestarsi. La scorsa settimana la mannaia dello stato era scattata per la contaminazione di uova in dieci diverse fattorie e aveva provocato controlli a tappeto in migliaia di allevamenti. Poi ci si era preoccupati per il latte e i bovini, ma per fortuna non ci sono stati riscontri, ora è invece stata confermata l’elevata percentuale nella carne di maiale. Il disastro per l’agricoltura e il mondo degli allevatori tedeschi è totale anche perché nel dubbio si uccidono tutti gli animali dell’allevamento. Ma perché è successo tutto questo? Per avidità. Difficile trovare altre spiegazioni. Gli allevatori tedeschi hanno parlato di atti “criminosi”.
In attesa che la magistratura faccia luce sulla intera vicenda, si sa che l’azienda produttrice di mangimi già da marzo era a conoscenza che vi erano alte percentuali di diossina nei grassi utilizzati per produrre i mangimi. Ma per lentezze burocratiche il processo non è stato fermato e così dalla produzione dei mangimi, si è arrivati alla consegna degli stessi negli allevamenti e conseguentemente ora la diossina è nel corpo e nei prodotti animali.
A questo punto ci si chiede perché la normativa sulla tracciabilità dei prodotti agricoli e animali non subisca un’accelerazione. L’industria da sempre se ne frega del grado di salute dei consumatori, l’industria mira a vendere e a guadagnare, solo norme severe e inclini al controllo, possono arginare i danni.
Se i controlli aziendali fossero arrivati subito alle aziende sanitarie questo disastro non sarebbe successo. I mangimi sarebbero finiti nella spazzatura e la Germania non dovrebbe fare i conti con l’impopolarità, la paura dei cittadini tedeschi e europei.
Mia Martelli

sabato 8 gennaio 2011

"Il 65% degli allevatori malato di leucemia". La denuncia della Asl sul Poligono di Quirra in Sardegna

Il 65% degli allevatori ammalati di leucemia e molti gli agnelli nati deformi: sono alcuni degli elementi emersi dal rapporto effettuato da due veterinari della Asl che hanno esaminato tutti gli allevamenti di bestiame dell'area attorno alla base militare del Poligono di Quirra, sulle coste sud orientali della Sardegna.

Le analisi dell'Asl di Lanusei e Cagliari - ha riportato il quotidiano L'Unione Sarda - sono state effettuate su incarico del Comitato di indagine territoriale. In particolare i dati sinora raccolti dai veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai sono risultati totalmente fuori dalla norma e dovranno essere completati con i rilievi effettuati nelle campagne di Perdasdefogu. Mentre ulteriori analisi saranno compiute in laboratorio su ovini e bovini ma anche sulla flora prelevata.

L'indagine della Asl e' giunta dopo anni di richieste di pacifisti e associazioni (come ''Gettiamo le Basi'') che hanno addebitato i casi di tumore e altre malattie (colpiti 23 militari e 40 persone fra civili e pastori) alle attivita' che si svolge nei poligoni militari, con l'uso anche, secondo loro, di proiettili arricchiti con uranio impoverito, ipotesi pero' sempre smentita dal Ministero della Difesa. Il Comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale trasmettera' i dati al Ministero che potrebbe renderli ufficiali entro marzo. Uno dei casi piu' inquietanti segnalati nel rapporto la nascita di agnelli nati con gli occhi dietro le orecchie e capretti senza genitali, mentre i due fratelli che accudivano il gregge sono morti di tumore a distanza di otto mesi l'uno dall'altro.

''La verita' e' scomoda, ma non si puo' piu' nascondere, la Sardegna e' la Mururoa italiana. Lo stato italiano, come quello francese nell'atollo della Polinesia, con le guerre simulate, sperimenta in Sardegna armi ed esplosivi che uccidono anche indirettamente''. Lo ha dichiarato il coordinatore nazionale del movimento indipendentista Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu. ''E' quasi una strage tra i pastori che stanziano a Quirra, gli abitanti dei paesi vicini e i militari che lavorano nel Poligono. Alla commemorazione dei caduti nelle guerre vere, presto in Sardegna dovremo aggiungere quella dei caduti nelle guerre simulate'', afferma Cumpostu, commentando i risultati di uno studio su tutti gli allevamenti di bestiame dell'area attorno al Poligono di Quirra condotto dalle Asl di Lanusei e Cagliari secondo la quale il 65% dei pastori si e' ammalato di leucemia e molti animali sono nati deformi.

''La situazione - prosegue il leader indipendentista - non e' molto diversa nel poligono di Teulada che noi indipendentisti nel 2005 siamo andati a verificare di persona, con un blitz via mare per il quale saremo presto chiamati a processo''. ''Ci chiediamo, quanto ci e' costata finora e quanto ci costera' ancora questa servitu' di sudditanza? I pochi salari ed i miseri risarcimenti promessi - conclude il coordinatore di Sardigna Natzione - sono paragonabili ai costi umani subiti dalle popolazioni ed ai costi ambientali subiti dal territorio?''.

articolo ripreso da: vittimeuranio.com